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Mali: colpo di Stato

Roma, 22 marzo - La notte scorsa, in Mali, un colpo di Stato ha rovesciato il presidente Amadou Toumani Toure, da una decina d'anni al potere. Il 29 aprile prossimo si sarebbero dovute tenere le elezioni.

"La necessità dell'azione si è imposta a seguito dell'inabilità mostrata dal presidente nel gestire la crisi nel nord del Mali contro i Tuareg" ha dichiarato, in un video apparso alla tv nazionale questa mattina, Amadou Konare portavoce dei soldati ribelli ora riuniti nell'auto proclamato "Comitato nazionale per il ristabilimento della Democrazia e dello Stato (Cnrdr)". "Il potere sarà restituito a un presidente democraticamente eletto non appena il Mali sarà riunificato e la sua integrità non sarà più minacciata. Fino a quel momento, è in vigore il coprifuoco".

Intanto, mentre si apprende che tutte le frontiere sono state chiuse, i colpi d’arma da fuoco e lo spettro luminoso degli spari continuano a farsi sentire con cadenza regolare a Bamako, la capitale del Paese. In particolare, la tensione sarebbe ancora molto forte nei pressi del palazzo presidenziale. Secondo alcune fonti, poi, i ribelli avrebbero anche il controllo dell’aereoporto internazionale.

"La scintilla - si legge su "il Sole 24ore"- sarebbe esplosa nel campo militare di kati a seguito della visita del ministro della difesa, Sadio Gassama, intervenuto per rassicurare i soldati circa l'impegno governativo nel far fronte alla ribellione dei Tuareg nella parte settentrionale del Mali. Nel nord del Paese, i tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell'Azawad - con molti rientrati in Mali dopo aver combattuto per Muammar Gheddafi - e i jihadisti di Ansar Din, stanno stringendo come in una tenaglia le fragili armate di Bamako. "

Alcuni esponenti del governo di Toure sarebbero stati arrestati tra cui Kafougouna Kone', il ministro dell'amministrazione territoriale. Del presidenete non si hanno notizie. Sembra, tuttavia, che questi sia nascosto in un posto sicuro.

La tensione all'interno del Paese cresce ma le notizie arrivano ancora a singhiozzo. Da quanto ci viene raccontato da Bamako, gli spari nel centro della città si continuano a sentire. Ci auguriamo tutti che prevalga il senso di responsabilità e del bene comune in modo da non aggiungere sofferenza a sofferenza. Terra Nuova che è impegnata dai primi anni ’80 in Mali assieme alle cittadine ed ai  cittadini maliani  crede in questo Paese che può essere un esempio di nazione multietnica e pluriculturale, nel rispetto e valorizzazione di tutte le differenze etniche, religiose e di genere. E per questo continueremo a collaborare con il popolo maliano nel segno dell’amicizia e del confronto reciproco.

Via | Jeune afrique