Nazioni Unite: contro la fame valorizzare il contributo dei movimenti locali
Nazioni Unite: contro la fame valorizzare il contributo dei movimenti locali
Uno studio indica nella collaborazione con i movimenti locali una strategia contro l'insicurezza alimentare. Ma solo 3 istituzioni su 24 portano avanti questo dialogo
ROMA - Il rafforzamento della partnership tra Nazioni Unite e società civile, creatasi negli ultimi 15 anni, è il tema affrontato dallo studio "Strengthening Dialogue – Un experience with small Farmer Organizations and Indigenous Peoples" pubblicato dall'Ufficio per le relazioni con le Ong dell'Onu (Un Non-governamental Liaison Service). "La consapevolezza che i membri delle organizzazioni di contadini, allevatori, pescatori e indigeni sono coloro che più risentono delle conseguenze di programmi e politiche adottate dalle Nazioni Unite" ha spinto l'ufficio dell'Onu a pubblicare questa ricerca che suggerisce principi e pratiche da seguire per rafforzare questo rapporto. La ricerca parte dallo studio di due casi di collaborazione Nazioni Unite-organizzazioni di produttori/indigeni, avvenuti in due paesi, come Bolivia e Burkina Faso, caratterizzati da una forte prevalenza del settore rurale. Gli insegnamenti tratti da queste esperienze, evidenziano che per un miglioramento della relazione con le organizzazioni popolari è essenziale la condivisione di informazioni strategiche e responsablità, ma anche il rispetto delle modalità organizzative locali, l'adozione di un approccio flessibile sulla definizione degli obiettivi. Fondamentale risulta poi il riconoscimento dei reciproci ruoli e del fatto che la società civile ha il diritto di influenzare le decisioni che influiscono sulla loro vita.
Relativamente alla definizione di “società civile”, la co-autrice dello studio e portavoce della Campagna EuropAfrica Nora Mckeon, ha ritenuto importante distinguere: “la maggior parte dei rapporti che le Nazioni Unite sono con le Ong, mentre i collegamenti con i movimenti locali, che rappresentano direttamente settori vulnerabili della popolazione, sono molto minori”. Dai dati raccolti con un mio precedente studio, (The UN and Civil Society. Legitimating Global Governance - Zed 2009), solo 3 su 24 istituzioni multilaterali hanno rapporti di collaborazione costanti con I movimenti locali. Per la McKeon inoltre, è importante che si venga a creare “una relazione paritaria e di aiuto reciproco, considerando i movimenti delle popolazioni locali, come partner e non esclusivamente come vittime o beneficiari”. “E’ responsabilità delle Nazioni Unite - ha proseguito - creare spazi di condivisione e di comunicazione con i movimenti locali e con le popolazioni indigene, riconoscendo l’eterogeneità della società civile”.
All’incontro di presentazione, cui hanno partecipato diversi esponenti di movimenti popolari e indigeni del sud del mondo, si è poi detto come l’attuale crisi sia un’opportunità per le Nazioni Unite per rafforzare l’impegno a fianco dei movimenti locali nei paesi colpiti, attraverso una particolare attenzione da rivolgere alle piccole e sostenibili produzioni agricole. E’ stato poi evidenziato come le organizzazioni dell’Onu abbiano la possibilità di esercitare l’importante ruolo di mediatori e facilitatori, tra i governi e i movimenti locali. Thomas Price, responsabile dei rapporti con i movimenti locali della Fao, ha ribadito “il significativo potenziale dell’impegno della società civile organizzata in materia di sicurezza alimentare” e ribadito che “le Nazioni Unite devono andare avanti valorizzando il pluralismo dei contributi”. A questo proposito ha proposto l’istituzione di un Advisory Group delle organizzazioni della società civile, in appoggio al Comitato per la Sicurezza Alimentare della Fao.