Non servono i miliardi per fare una politica agricola

Perché nel XXIesimo secolo esistono ancora fame e insicurezza alimentare?
Mamadou Cissoko: L’accesso al cibo ha sempre modellato il mondo. La stessa costruzione dei reami e degli imperi è stata motivata dall'accesso all'acqua e alla terra: i bisogni fondamentali dell'uomo.
Le crisi alimentari si sono sempre succedute nel tempo perché l'agricoltura dipende dalla natura, che non si può governare.
Tuttavia, nella storia recente, lo sviluppo tecnologico ha preteso la concentrazione dei terreni agricoli e sempre nuovi investimenti. Siamo, così, usciti dal sistema tradizionale dell'agricoltura familiare che puntava all'autosufficienza: allora, la mano d'opera lavorava nei campi prevalentemente per nutrire la propria famiglia e la comunità d'origine. Solo quando c'erano delle eccedenze si pensava alla vendita.
Con la globalizzazione i prodotti hanno cominciato ad attraversare gli oceani ed è maturata, da parte dell'occidente (USA e Europa in primis), la volontà politica di utilizzare l'agricoltura alla stregua degli eserciti e del denaro.
Con l'arrivo della crisi, però, siamo giunti a una situazione che noi definiamo "Senza Stato". Con i programmi di aggiustamento strutturale imposti dalle istituzioni finanziarie internazionali, l'intervento pubblico è stato sempre meno contemplato. Nello stesso periodo, l'Europa ha conosciuto le crisi di sovrapproduzione, a causa della politica agricola comune (PAC).
Allora l'UE, la Banca Mondiale e gli Stati Uniti ci hanno detto: "perché investire nella vostra economia arcaica quando possiamo fornirvi prodotti di qualità e a buon mercato?" E così siamo diventati uno sbocco - molto economico - per la superproduzione occidentale.
Conseguenza: abbiamo modificato le nostre abitudini alimentari. I consumatori hanno finito per preferire il gusto del riso al miglio, mentre l'ambiente rurale perdeva ogni speranza poiché i prodotti locali, privi di alcuna sovvenzione, erano più cari di quelli importati.
Noi agricoltori avevamo perso ogni sostegno. I giovani hanno cominciato a spostarsi in massa verso le città. Oggi, più della metà della mano d'opera agricola ha oltre 40 anni.
Come concepisce il diritto all'alimentazione? Sembra che nulla venga fatto per farlo rispettare..
M. C. : L’alimentazione è prima di tutto una responsabilità cittadina, condivisa con tutti gli esseri umani. Ogni individuo deve mangiare, almeno una volta al giorno. Avere la possibilità di nutrirsi è un diritto fondamentale, inscritto nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Ma vi sono molte interpretazioni in proposito. La FAO (Organisation des Nations unies pour l’alimentation et l’agriculture) dice: "disponibilità e accessibilità". Ma si sono dimenticati che ci sono persone che non guadagnano neppure un soldo .. anche se, davanti a loro, si erge un prospero mercato pieno di prodotti. E' necessario avere del denaro per comprare.
I contadini hanno scelto di lavorare la terra per nutrire loro stessi e le proprie comunità. Tutto ciò che mortifica questo mestiere è perciò lesivo del diritto al cibo. Il dibattito, per me, non è internazionale ma a livello dei singoli Stati. Invece, l'UE e gli USA lo hanno regolato. Non c'è un solo paese al mondo che non abbia i mezzi per definire la questione dell'agricoltura e della protezione ambientale. E' un dibattito che abbiamo spesso con i paesi occidentali che ci accusano di non avere i mezzi necessari per costruire una politica agricola. Ma una politica agricola non è 45 miliardi di euro ogni anno...
Come descrive questo tipo di politica agricola?
M. C.: Preservare la biodiversità è un aspetto essenziale. Tutelare la biodiversità significa avere i semi. Con questi facciamo l'agricoltura e i prodotti della nostra agricoltura fanno il nostro valore culinario. Ciò partecipa della nostra identità. Poiché l'alimentazione è una parte sostanziale dell'identità dell'individuo.
Per questo motivo rivendichiamo la natura multifunzionale e multidimensionale dell'agricoltura familiare. E' per questo, inoltre, che abbiamo rigettato il nome di "agricoltori": chiunque può esserlo. Ma il contadino è un'altra cosa: è il legame stesso con la terra. E' l'uomo della terra. A cui esso è legato.
Insicurezza alimentare. Si dovrebbe parlare d'irresponsabilità politica. Senza fare riferimento all'inazione delle popolazioni che non si mobilitano intorno alla questione. A mio avviso, il problema potrebbe essere risolto in tutti i Paesi dell'Africa.
Nella maggior parte delle negoziazioni commerciali i nostri governanti danno la priorità allo sviluppo delle aree urbane, a detrimento di quelle rurali.
Potremmo fare in modo che i nostri prodotti siano protetti. Il terzo millenio è quello dell'alimentazione.
Se perderemo il consumo dei nostri prodotti perderemo la nostra agricoltura. Perciò gli anziani dicono: "Quando uno è malato, bisogna preparargli i piatti della trdizione, perché è questa che gli scorre nel sangue".
L’accaparramento delle terre e, più in generale, l'inaccessibilità alle risorse naturali costituiscono terribili minacce alla sovranità alimentare.
E' possibile continuare la lettura dell'intervista in francese qui
Fonte | politique.eu.org