Commercio: l’Africa e l’Unione europea ai ferri corti
Da "Panorama" di Venerdì 16 Novembre 2007
A Bruxelles è in corso una battaglia fino all’ultimo sangue che oppone l’Unione europea ai paesi dell’area Acp (Africa-Caraibi-Pacifico). In ballo è il destino di centinaia di milioni di abitanti attanagliati dalla fame e dalla povertà. Lo scontro ruota attorno ai cosiddetti Accordi di partenariato economico (Ape), destinati a regolamentare i rapporti commerciali tra Ue e paesi Acp nel rispetto delle regole internazionali sancite dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
Di che cosa si tratta? Alla luce del ritardo socio-economico accumulato dai paesi del Sud del mondo nei confronti del Nord benestante, Ue e Acp siglarono nel lontano 1975 la cosiddetta Convenzione di Lomé (in Togo) per consentire l’esportazione di prodotti africani, caraibici e del Pacifico in Europa sulla base di un regime tariffario preferenziale. La deroga, accettata dall’Omc, scade il prossimo 31 dicembre 2007. Dopo di che, entrambi i protagonisti si dovranno conformare alle esigenze dei vari paesi asiatici e latinoamericani, che chiedono a Bruxelles di porre fine ai privilegi concessi all’area Acp. Da qui la proposta della Commissione europea di liberalizzare gli scambi commerciali con il Vecchio continente. Tradotto in cifre, l’Ue è disposta ad aprire il suo mercato al 100% (contro l’attuale 97%) in cambio di una liberalizzazione dell’80% dei mercati Acp entro i prossimi dieci anni.
Di fronte alle continue reticenze di una maggioranza di governi Acp (la più recente è quella del presidente senegalese, Abdulaye Wade, autore di un clamoroso attacco contro gli Ape su Le Monde), Peter Mandelson e Louis Michel, i commissari europei incaricati rispettivamente del commercio e dello sviluppo/affari umanitari, hanno ribadito nel loro commento pubblicato su Libération il 26 ottobre scorso che, oltre alla necessità di dover rispettare le regole dell’Omc, gli Ape offrono agli Acp l’opportunità di rompere con la logica della “dipendenza” per “sviluppare mercati regionali” in grado di “attrarre gli investitori stranieri”. Per Bruxelles, infatti, i miliardi di euro spesi a titolo di aiuti allo sviluppo non hanno favorito la crescita economica dei paesi Acp.
Alla guida di un potente consorzio di cooperative rurali senegalesi, Saliou Sarr risponde da Dakar che “i contadini africani non sono pronti al libero scambio”. Esempio: “Se il 30% dei diritti di dogana senegalese sul concentrato di pomodoro spariscono, i prodotti spagnoli e italiani invaderanno il nostro mercato mettendo in gravi difficoltà decine di migliaia di piccoli produttori”.
A conferma dei timori di Sarr, uno studio dell’Hamburg Institute of International Economics (Hwwi) rivela che una volta tolta la protezione doganale nei confronti dell’Ue, i paesi della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) perderebbero dal 5 al 20% delle loro entrate fiscali. “Le conseguenze sarebbero catastrofiche” dichiara a Panorama.it Nora McKeon, coordinatrice per l’Italia della campagna EuropAfrica. “I governi saranno costretti a fare tagli sulla spesa pubblica che andranno a colpire scuola e sanità, settori fondamentali per lo sviluppo dell’Africa”.
Correndo ai ripari, la Commissione europea ha già fatto sapere che, oltre agli aiuti allo sviluppo previsti da qui al 2013 (23 miliardi di euro più una media annua di due miliardi di euro a mò di aiuti commerciali), gli Ape non si applicheranno sul breve termine alle filiere produttive più sensibili. “La Commissione non sa in realtà più che pesci pigliare” commenta sarcastico da Bruxelles Mariano Iossa di ActionAid International. “Peggio, consapevoli che regioni come l’Africa occidentale o australe non firmeranno entro il 31 dicembre, l’Ue è decisa a procedere con paesi singoli, violando così gli impegni presi con gli Accordi di Cotonou nel 2000 che prevedono accordi regionali, non nazionali”. Per Mamadou Cissokho, leader contadino della società civile agricola africana, “con questa mossa la Commissione non farà altro che distruggere gli sforzi dei governi africani per favorire l’integrazione economica e commerciale delle loro regioni. Assurdo se si pensa che l’idea di promuovere lo sviluppo attraverso l’integrazione regionale è nata a Bruxelles”.
Per saperne di più:
Il sito della Rete delle organizzazioni contadine dell’Africa occidentale (Roppa)
Rapporti e studi del Centro indipendente europeo sulle politiche di sviluppo e di commercio Ue/Acp (Ecdpm)

